Il 13 maggio 1939 la nave St. Louis partita da Amburgo con a bordo oltre 900 profughi ebrei fu costretta a tornare in Germania per il rifiuto prima di Cuba e poi degli Stati Uniti di accoglierli. In quell’occasione Roosevelt fece intervenire la U.S. Navy per impedire con la forza l'approdo sulle coste statunitensi del piroscafo.

Nel febbraio del 1942 la “Struma”, una nave di profughi ebrei proveniente dalla Romania, si vide rifiutare dagli inglesi il permesso di sbarcare in Palestina, affondò nel Mar Nero colpita dal siluro di un sommergibile sovietico: 770 persone persero la vita.

Durante la guerra gli Alleati sapevano fin dagli inizi del 1942 dell’esistenza dei campi di concentramento eppure, nonostante i massicci bombardamenti che ridussero in macerie la Germania, le linee ferroviarie utilizzate dai tedeschi per trasferire gli ebrei nei campi di lavoro non furono mai attaccate.

Dopo la fine della guerra, i “liberatori” decretarono la nascita dello stato di Israele, scaricando di fatto sui palestinesi il peso delle loro responsabilità per non aver fatto nulla per evitare la persecuzione nazista del popolo ebraico e per aver rifiutato con la forza di accettare i profughi ebrei in fuga dalla Germania.

Tratto da "Storia del Razzismo, dalle origini alla Palestina di oggi" di Gianfredo Ruggiero

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