Grazie ad Emilio Martines
Dio è Morto, ma la Difesa Comune Vive
(dalla bacheca di un amico)
Il 5%.
Cinque euro ogni cento. Un numero ridicolmente semplice, matematicamente puerile, eppure capace di svelare, nella sua nudità, la vera essenza di ciò che chiamiamo “alleanza”.
La NATO, con la sua compostezza da funzionario in giacca blu e cravatta sobria, ha chiesto -o meglio, imposto- all’Italia una quota del 5% del PIL da destinare alle spese militari. Circa 66 miliardi di euro all’anno. Una cifra che non ha nulla di simbolico. È un’esazione. È un pizzo.
Sì, un pizzo.
Non lo dico con leggerezza. È la stessa logica che regola i rapporti tra il panettiere e il clan locale a Bagheria: tu paghi, noi ti proteggiamo. Da chi, esattamente? Non si sa mai. Forse dai russi. Forse dagli iraniani. Forse da una minaccia che inventeremo domani, in una conferenza stampa. Non è importante che la minaccia esista. È sufficiente che tu creda che esista. Anzi, che tu non possa permetterti il lusso di dubitare.
La differenza fondamentale, se proprio dobbiamo trovarla, è che la mafia non pretende la tua approvazione morale. La NATO sì.
Vuole che tu creda.
Vuole che tu partecipi con entusiasmo, che sorrida mentre firmi l’assegno. È l’elemento tragicomico della nostra epoca: l’estorsione è travestita da dovere civico, da segno di maturità democratica.
Il cittadino medio, quello che sopravvive a stento tra contratti a termine e psicofarmaci, non capisce.
Non capisce perché manchino i fondi per le cure dentistiche dei bambini ma si trovino immediatamente per missili a lungo raggio.
Non capisce perché gli ospedali chiudano ali intere per mancanza di personale mentre acquistiamo carri armati Leopard che non vedranno mai un campo di battaglia.
Non capisce, ma si adegua.
Come sempre.
In fondo è questo il punto: non c’è più bisogno della violenza. Basta il consenso.
La NATO non ha bisogno di invaderti. Ti compra. Ti convince che senza di lei sei nudo.
Il mafioso almeno lo sapevi riconoscere.
La NATO invece ha un logo pulito, conferenze eleganti, parole nobili: “deterrenza”, “coesione”, “difesa comune”.
Parole da adulti.
Parole che rendono legittimo qualsiasi atto, anche il più immondo.
E così, mentre l’Italia si sgretola nel turismo precario e nella natalità negativa, mentre ci scambiamo i pochi resti del benessere come le carcasse di un pasto finito da tempo, ci chiedono il 5%.
Come ultimo tributo, come prezzo per non finire fuori dalla Storia, quella con la “S” maiuscola, quella delle grandi potenze che ancora sognano la guerra come sublimazione della noia occidentale.
È un’estorsione in guanti bianchi.
È il pizzo della civiltà.
E noi, come sempre, paghiamo.