IL SISTEMA STA NORMALIZZANDO L'AUTISMO

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Invocando cause genetiche per la maggior prevalenza dell'autismo sminuiscono totalmente i fattori esterni.

1) GLI UOMINI HANNO PIÙ PROBABILITÀ DI ESSERE AUTISTICI PERCHÉ PIÙ INTELLIGENTI DEGLI ALTRI ANIMALI

Il mainstream non può più negare l'aumento dell'incidenza dell'autismo, e dopo aver, per anni, spiegato l'insorgenza dei nuovi casi come un aumento artificiale dovuto dal maggior numero di diagnosi rispetto al passato, adesso questa strategia non regge più. Adesso dicono che l'autismo è un effetto collaterale dell'evoluzione dell'intelligenza umana, come spiegato in questo studio. Il cervello contiene tantissimi tipi di neuroni, e più questi sono comuni, più la selezione naturale è forte, quindi una mutazione nei neuroni più comuni può portare a cambiamenti di fitness che sono più deleteri. I neuroni più rari nel cervello sono liberi di variare di più, visto che essendocene di meno il loro contributo generale sulla stabilità del cervello è minore. Lo studio ipotizza una correlazione negativa tra la divergenza nell'espressione genica nei sottotipi dei neuroni e l'abbondanza di questi sottotipi nel cervello. Hanno confrontato corteccia prefrontale dorsolaterale, la corteccia motrice primaria (M1) e il giro temporale mediale tra esseri umani e uistitì. Queste correlazioni negative sono state trovate dagli autori per alcuni sottotipi di neuroni in alcune di queste regioni, e spiegano anche che sono principalmente dovute dai geni che sono più altamente espressi e sono specifici per dare l'identità al tipo di neurone in questione.
Hanno sostenuto che negli esseri umani ci sono dei neuroni che hanno una divergenza maggiore rispetto a quanto previsto sulla base di questa regola dell'abbondanza, che viene violata dai neuroni intratelencefalici degli strati 2 e 3, i quali si sono evoluti a un ritmo veloce nonostante siano molto abbondanti. Sarebbe anche presente una down regulation, ossia una minore espressione, di geni legati all'autismo e che la minore espressione di questi geni negli uomini rispetto alle donne può aumentare il rischio di autismo (1, 2) negli uomini.

2) I PROBLEMI DELLO STUDIO

Questa tesi è in contraddizione con l'aumento dell'incidenza dell'autismo che in qualche modo vorrebbe spiegare: i tempi della selezione naturale sono lentissimi, mentre l'aumento dei casi di autismo nella popolazione generale è stato molto rapido. Se questa tesi fosse corretta, allora la prevalenza dell'autismo non dovrebbe variare in tempi brevi, perché solo negli USA la prevalenza dell'autismo è aumentata di 4.8 volte negli ultimi 22 anni. Anche il ministero della salute italiano riporta un incremento della prevalenza dell'autismo, solo che lo spiega con la falsa retorica delle maggiori diagnosi. L'altro problema è l'associazione deterministica, implicata dallo studio, tra autismo e ritardo mentale, perché è la downregulation dei geni ad essere associata all'autismo. Mano a mano che sono aumentati i casi di autismo, si è ridotta anche la correlazione negativa, un tempo valida, tra QI e autismo, come spiega questo studio. Dal 1966 al 2001 quasi tutti i diagnosticati con autismo avevano un QI inferiore a 70, percentuale che crolla al 50% nel 2007, scende ulteriormente al 31% in uno studio del 2018, mentre un altro del 2015 ha riportato che solo il 23% degli autistici ha un QI inferiore a 85. Mano a mano che aumentano i casi anche il profilo dei pazienti cambia e l'autismo non compromette l'intelligenza. Alcuni studiosi iniziano a parlare di una relazione positiva tra autismo e intelligenza.

CONCLUSIONI

La genetica può al massimo essere un fattore di predisposizione, e il cambiamento stesso dei profili dei pazienti nel tempo lascia propendere per una causa esterna dell'autismo, i vaccini. Far passare l'idea che il maggior autismo negli esseri umani è una conseguenza della maggior intelligenza della specie è un modo per normalizzare e accettare questa situazione anomala in cui le diagnosi sono ai massimi storici.

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