La riforma dell’articolo 609-bis del Codice penale italiano è solo la pietra tombale sui rapporti naturali tra uomo e donna, già compromessi negli ultimi decenni dal trasferimento di gran parte dell’attività sociale, affettiva, emotiva, pulsionale dell’individuo dal mondo reale a quello dei social, delle chat, dei siti a pagamento, con relativa esplosione del voyeurismo digitale. Il tutto aggravato dalla moda del #metoo, che ha trasformato la sacrosanta campagna a favore della denuncia di abusi e molestie sessuali in occasione di ribalta mediatica per furbacchione in cerca di visibilità o di rivalsa verso ex, preferibilmente se uomini potenti e influenti.

Il presidente del Tribunale di Milano ha ragione. Anzi, forse è addirittura troppo ottimista: è assai probabile che in futuro gli uomini si asterranno del tutto, dal momento che con questa riforma il “ripensamento” sul consenso dato può avvenire anche dopo l’inizio del rapporto, senza che vi sia un chiaro discrimine per distinguere dove e quando finisce il sì e dove e quando inizia il no. Il tutto verrà lasciato alla discrezione del giudice, ma intanto il danno di immagine per l’uomo che subirà la denuncia sarà comunque irreversibile.

No, è chiaro che così non potrà funzionare. Alla lunga, nessun uomo vorrà affrontare un rischio simile. Nessun uomo vorrà addormentarsi la sera e risvegliarsi al mattino con l’incubo di vedersi recapitare una denuncia per abusi sessuali.

Il fatale risultato di questo processo, di cui la riforma dell’articolo 609-bis rappresenta solo il suggello finale e non l’unica causa, sia chiaro, è che in futuro gli unici rapporti “sicuri” diventeranno quelli a pagamento, dove il consenso è già implicito nel contratto stesso. E così, avremo una società piena di potenziali prostitute e potenziali cercatori di occasioni di sesso a buon mercato. Dove la domanda e l’offerta si incontreranno su Trovaprezzi o su Amazon, con spese per la consegna a domicilio incluse oltre un certo valore, sconti per il Black Friday e una valutazione da una a cinque stelle. Un mondo in cui i rapporti uomo-donna verranno relegati dalla sfera individuale e personale a quella del mercato, dove il sesso verrà mercificato e di fatto punito in assenza di una chiara regolamentazione contrattuale. E fu così che la battaglia per la liberalizzazione del sesso si trasformò alla fine nel suo esatto opposto: nella tabuizzazione degli istinti individuali e nella loro punibilità da parte dello Stato in assenza di una preventiva definizione legale che espliciti il consenso.

E poiché la norma non si limita ai rapporti fortuiti e occasionali, ma anche a quelli stabili, possiamo solo immaginare le conseguenze che tutto ciò potrà avere sulla procreazione e la natalità in un paese come il nostro, già affetto da un cronico “inverno demografico”, con un tasso di fertilità totale in costante declino da decenni, che ha raggiunto un nuovo minimo storico nel 2024, attestandosi a 1.18, ben al di sotto del livello di sostituzione demografica di 2.1 necessario per mantenere stabile la popolazione senza immigrazione. Ma che vuoi che sia, questi sono problemi marginali, non perdiamoci in inutili dettagli.

Un altro passo nella direzione del conflitto orizzontale, un’altra tappa nella deviazione dei conflitti sociali sotto/sopra nella più rassicurante pseudobattaglia tra sinistra e destra, autoctoni contro immigrati, giovani disoccupati contro vecchi pensionati, uomini contro donne. Il gregge viene indottrinato a cercare la colpa della propria infelicità non in chi gli sta sopra, bensì in chi gli sta accanto: nel compagno di letto, nel nonno che consuma risorse vivendo sulle spalle del nipote, nel ghanese che vende gli accendini per pagarsi la stanza che condivide con altri quindici disperati.

Il progressismo si conferma ancora una volta l’ancella ideologica del neoliberismo del XXI secolo: la sovrastruttura che legittima i rapporti di forza nella società, con annesso il ricorso al senso di colpa che in origine si sarebbe voluto sradicare. “Al destino, come sappiamo, non manca il senso dell‘ironia”.


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