Prima dell’8 settembre 1943, il governo fascista italiano non attuo una politica di deportazione degli ebrei italiani verso i campi di concentramento nazisti.

Nelle zone occupate dall’esercito italiano, inoltre, in diversi casi le autorita italiane non eseguirono e ostacolarono le richieste tedesche di arresto e deportazione degli ebrei.

Dopo l’8 settembre 1943, data dell’annuncio dell’armistizio di Cassibile, la situazione in Italia cambio radicalmente. Con l’armistizio, il Regno d’Italia cesso le ostilita contro gli Alleati e passo a combattere al loro fianco. La Germania, fino a quel momento alleata dell’Italia, considero l’armistizio una rottura dell’alleanza e reagi occupando militarmente gran parte del territorio italiano e procedendo al disarmo e alla cattura di numerose unita delle forze armate italiane.

Il governo italiano e il re Vittorio Emanuele III lasciarono Roma e si trasferirono nel Sud, dove si trovavano le forze alleate. Nel Centro-Nord, occupato dalle truppe tedesche, fu costituita nel settembre 1943 la Repubblica Sociale Italiana (RSI), guidata da Benito Mussolini e sostenuta dalla Germania.
In questo nuovo contesto, le autorita fasciste della RSI furono costrette a collaborare con quelle tedesche anche negli arresti e nelle deportazioni degli ebrei. L’8 settembre segno quindi una svolta nella guerra in Italia, determinando una divisione del territorio e delle autorita italiane tra il Regno del Sud, schierato con gli Alleati, e la RSI, operante nel territorio occupato dalla Germania.

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