Il video mostra il momento in cui l’arcivescovo di Catania inserisce il teschio di Sant’Agata nel celebre busto reliquiario, durante le celebrazioni del 17 agosto 2026.
Questa e idolatria.
State guardando un cranio umano inserito in un gioiello. L’arcivescovo lo solleva, la folla lo celebra, l’oro lo circonda. E tutto questo viene presentato come devozione cristiana.
La Bibbia dice:
«Non ti farai idolo ne immagine alcuna» (Es 20,4).
Sant’Agata era una creatura. Il suo cranio e materia umana. Il busto e opera dell’uomo. L’oro e materia. Niente di tutto questo e Dio.
Matteo non lascia spazio a compromessi:
«Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto» (Mt 4,10).
A lui solo. Non a un cranio, una reliquia, un busto o una creatura morta.
Paolo conclude:
«Uno solo e il mediatore fra Dio e gli uomini: Cristo Gesu» (1 Tm 2,5).
Eppure la Chiesa chiama tutto questo «venerazione». La Bibbia pone invece un limite invalicabile: il culto appartiene solo a Dio solo. Quando la Chiesa cristiana innalza una reliquia umana al centro della devozione, il cristianesimo viene svuotato.