Una riflessione sulla giustificazione attraverso la fede: esempio di Abramo e di Davide.

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La fede, non le opere, è la base della giustificazione davanti a Eloah

“Che diremo dunque che il nostro antenato Abraamo abbia ottenuto secondo la carne? Poiché se Abraamo fosse stato giustificato per le opere egli avrebbe di che gloriarsi; ma davanti a Eloah egli non ha di che gloriarsi;” (Rom. 4:1-2) Abramo, il “padre”, il capostipite degli Ebrei, fu un grande uomo. Eloah lo chiama “amico” suo (Isaia 41:8, Giacomo 2:23). Nessun altro è chiamato così; solo di Mosè è detto che Yahuveh gli parlava come un uomo parla col proprio amico (Esodo 33:11). Si deve dunque pensare che, secondo la carne, cioè con le sue caratteristiche umane, abbia ottenuto qualcosa? Che si sia acquistato dei meriti davanti a Eloah? Basta leggere il racconto della sua vita. E’ stato sempre fedele e ubbidiente alla volontà di Yahuveh? No. Se Eloah lo ha considerato “giusto” non è certamente perché non ha mai peccato. Anche l’Israelita più ostinato, per poco che conoscesse la storia di quel grande patriarca, doveva capire questo. Se fosse stato giustificato per le sue proprie opere avrebbe avuto di che vantarsi; ma non vediamo mai che Abramo abbia assunto questo atteggiamento. Ma egli fu giustificato per le opere della fede come quando portò il suo unico figlio Isacco sul monte per ubbidire al comando di Yahuevh. Adesso Paolo ci invita a considerare quello che dice la Scrittura per inquadrare il problema nel modo giusto. “infatti, che dice la Scrittura? Abraamo credette a Eloah e ciò gli fu messo in conto come giustizia. Ora, a chi opera, la ricompensa non è accreditata come grazia, ma come debito; mentre a chi non opera, ma crede a Colui che giustifica l’empio, la sua fede è messa in conto come giustizia.” (Rom. 4:3-5) Una notte, Yahuveh fece uscire Abramo dalla tenda e gli disse: “Guarda il cielo e conta le stelle, se le puoi contare. E soggiunse: Tale sarà la tua discendenza” (Genesi 15:5-6). Com’era era possibile? Abramo, ormai vicino ai cent’anni, non aveva avuto figli da Sara; e lei, che era stata sterile tutta la vita, aveva quasi novant’anni. Abramo aveva avuto Ismaele da una relazione con la serva Agar, ma Yahuevh gli disse chiaramente che non sarebbe stato quello il suo erede. Dunque, lui e Sara dovevano avere un figlio! Si trattava qui di mettere da parte ogni ragionamento e ogni logica umana, e prendere Eloah in parola con fede. E così fece Abramo. “Egli credette al Adonay, che gli contò questo come giustizia”. Non dobbiamo pensare che la fede conferisca dei meriti che Eloah, essendo giusto, è obbligato a ricompensare. No. Né la fede né le opere della legge danno dei meriti, ma Eloah salva l’uomo che ha fede per un atto di grazia. Così, Abramo ricevette il titolo di “giusto” per un atto della grazia di Eloah. La giustizia che Eloah gli attribuì non era una “ricompensa” per una vita senza peccato (anche lui, nella sua natura, era un “empio” come tutti gli altri), ma una grazia fatta ad un uomo che aveva creduto con tutto il cuore alle parole di Yahuveh e gli aveva ubbidito completamente. “Così pure Davide proclama beato l’uomo a cui Eloah mette in conto la giustizia senza opere della legge, dicendo: Beati quelli le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Adonay non imputa il peccato.” (Rom. 4:6-8) Davide aveva commesso un grave peccato. Il Salmo 32, da cui Paolo ricava il passo citato, è un salmo di confessione, di umiliazione, di pentimento, ma anche di lode e di vittoria. Come potrebbe un peccatore dirsi beato ed esplodere in un canto di gioia al Adonay se non fosse stato da Lui perdonato? Eloah risponde sempre col perdono ad una confessione di peccato e un pentimento umili e sinceri. Che merito ha un peccatore, sia pure pentito? Nessuno. Se Eloah perdona lo fa perché è un Eloah di grazia e di misericordia, e perché è giusto verso il suo figlio Yahushua Ha’Mashyah che, sul legno, ha subito il castigo al posto del peccatore che si pente. Quando Adonay non imputa il peccato è come se ritenesse che il peccatore non abbia peccato. E se “non imputa” il peccato può “imputare” la giustizia, ovvero considerarlo giusto. Ogni discepolo in Yahushua si trova in questa meravigliosa situazione. I suoi peccati sono stati cancellati per sempre dal Suo prezioso sangue versato sul legno della maledizione; e Yahuveh non se ne ricorderà mai più! Perciò consoliamoci con questi pensieri mentre procediamo con fede verso la promessa del suo Regno eterno! Gloria e lode a Yah. 🙏 🌐 ha-qahal.info
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