🇮🇹❗️ L'ITALIA IN GUERRA MA GLI ITALIANI NON LO SANNO QUESTO È QUANTO !

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L'Avvocatura dello Stato dichiara l'entrata in guerra dell'Italia "L'Italia è coinvolta in una guerra mondiale".

L'Italia sarebbe coinvolta in una guerra mondiale ibrida e a pezzi. Lo ha scritto nero su bianco l'Avvocatura Generale dello Stato a difesa dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del Porto di Ravenna, che ha impedito alla giornalista Linda Maggiori di accedere ad atti e documenti relativi alle attività portuali per denunciare il traffico di armi, come previsto dalla legge italiana. Ne andrebbe della sicurezza nazionale del Paese, dice l'Avvocatura. Eppure, quello di Ravenna è un porto commerciale civile e, finora, nessuno aveva mai sostenuto che fosse strategico per gli interessi nazionali del Paese, spiega Maggiori. Se così fosse, questo porto civile potrebbe diventare bersaglio di rappresaglie o di esplosioni, incidenti e così via.
Noi comuni mortali e cittadini mediamente gonzi, intenti quotidianamente alle nostre faccenduole particolari di vario genere non l'avevamo capito, anche se qualche dubbio poteva legittimamente esserci. Ci ha pensato l'Avvocatura dello Stato, organismo che dovrebbe costituire un meccanismo essenziale dello Stato di diritto.
Poche storie, afferma imperiosamente l'Avvocatura. Siamo in guerra, anche se si tratta di guerra "ibrida" e "a pezzi". La ferale constatazione viene addotta per motivare la negazione all'accesso ai dati relativi al traffico di armamenti e materiali connessi nei porti italiani e in particolare in quello di Ravenna.
La prosa è agghiacciante ma proprio per questo conviene riprodurla testualmente.

"La rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione sono profili che rientrano a pieno titolo nella " sicurezza nazionale" e nelle relazioni internazionali dello Stato ... quali "interessi-limite" nel divieto di accesso".

Ma il bello deve ancora venire.

"La propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna, e ciò è un'evenienza assolutamente da scongiurare nell'attuale contesto storico-politico in cui, come è a tutti noto, è in corso una guerta mondiale "a pezzi" e "ibrida" che coinvolge, tra gli altri, anche l'Italia".

Si noti come il presunto stato di guerra venga invocato per negare un fondamentale diritto costituzionale all'informazione sull'uso del territorio nazionale e di essenziali infrastrutture ad esso afferenti. Il messaggio è in sostanza riconducibile al nefasto slogan mussoliniano " il nemico ci ascolta". Nessuna traccia, nel pensiero di questi giuristi della Costituzione repubblicana, sulla quale pure avrebbero dovuto giurare. Né ovviamente dell'esecrando, da lorsignori, art. 11, secondo il quale

"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo", né dell'art. 78, secondo il quale "le Camere deliberano lo stato di guerra [cfr. art. 87 c. 9] e conferiscono al Governo i poteri necessari".

La necessità di un pronunciamento parlamentare, evidentemente finalizzata al controllo democratico su di una scelta a carattere fondamentale, viene aggirata dall'Avvocatura, i cui membri sono uomini di mondo e sanno come vanno le cose in realtà al di là delle fanfaluche delle leggi e della Costituzione, e in quanto tali si limitano a constatare che lo stato di guerra esiste, ovvero che l'Italia è in guerra e tanti saluti al diritto, interno o internazionale che sia.

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